Politica Giolittiana

Storia — 16 December 2025



📚 Giovanni Giolitti e l’Età Giolittiana (inizio Novecento)

(Lezione del 16 dicembre — sintesi analitica e correttiva del testo orale.)


🏛 Context & Background

Nel primo quindicennio del Novecento in Italia si parla di Età Giolittiana, perché il baricentro della politica è Giovanni Giolitti (nato 1842, attivo politicamente nella seconda metà dell’Ottocento e inizio Novecento). Giolitti viene presentato come esempio di “statista”: figura politica che ambisce a governare nell’interesse dell’intero Stato e non soltanto di una fazione o di un partito. La lezione colloca Giolitti nel solco del liberalismo moderato, erede della tradizione cavouriana del Risorgimento, e lo interpreta come uno degli ultimi esponenti della politica ottocentesca di moderazione e governo delle élite davanti alla modernizzazione politica di massa del Novecento.


🔑 Key Concepts & Developments

✨ Statista vs. capo di partito
Lo “statista” è colui che mira al bene comune, cerca compromessi e governa per lo Stato più che per un solo partito. Giolitti è presentato come un possibile statista — paragonabile per visione solo a personaggi come Cavour — sebbene la definizione resti dibattuta.

⚖️ Posizione politica di Giolitti: liberal-democratico e moderato
Giolitti è un liberale di centro-destra moderato (erede politico di Cavour) il cui obiettivo è costruire un’alleanza fra la destra liberale e la sinistra liberale/riformista per difendere una politica moderata e riformista, avversa agli estremismi.

📈 Massificazione della politica e crescita degli estremismi
La “massificazione” della politica (più cittadini politicizzati, grandi masse con appartenenze ideologiche) porta a estremismi sia a sinistra (socialismo rivoluzionario) sia a destra (nazionalismo radicale, antisemitismo, ecc.). Giolitti vede come primaria la difesa dell’assetto liberale-parlamentare borghese contro queste spinte.

🧭 Giolitti come ultimo esponente della politica ottocentesca
Secondo la lezione (con riferimento critico a Eric Hobsbawm e alla nozione di “secolo breve”), Giolitti rappresenta la continuità della politica moderata ottocentesca che tenta di resistere allo slancio rivoluzionario e alle politiche di massa del Novecento.

🛡 Metodo e strategia politica di Giolitti
- Strategie principali: integrare i socialisti moderati nelle istituzioni, attuare riforme graduali, evitare la repressione violenta che radicalizza le masse.
- Finale risultato: il progetto giolittiano fallisce per l’inarrestabile ascesa degli estremismi — socialismo rivoluzionario e poi fascismo — e per l’impatto della Prima guerra mondiale.


🖼️ Notable Works / Figures

Protagonista: Giovanni Giolitti
Politico liberal-democratico; primo ministro in modo continuativo dal 1903 fino al 1914–1915 (con un precedente breve incarico agli inizi degli anni ’90 dell’Ottocento). Figura centrale dell’“Età Giolittiana”.

Riferimento storico: Camillo Benso, conte di Cavour
Esempio di statista ottocentesco, modello politico che Giolitti cerca di ricalcare (alleanza fra moderati e riformisti).

Leader socialista: Filippo Turati
Capo della corrente riformista nel Partito Socialista Italiano (PSI). Giolitti tentò un’alleanza con Turati; Turati rifiutò per timore di scissioni interne (tra riformisti e massimalisti).

Rivoluzionari e teorici: Vladimir Lenin
La rivoluzione russa (1917) ispira e radicalizza i massimalisti; dopo la guerra la scissione porterà alla nascita del Partito Comunista Italiano (PCI, 1921).

Intellettuali che influenzano l’opinione pubblica: Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio
- Pascoli: poeta che pronunciò lo slogan celebre a favore dell’impresa in Libia — «La grande proletaria si è mossa» (discorso a Barga, castelvecchio di Barga; frase utilizzata come slogan per la guerra di Libia).
- D’Annunzio: figura dotata di grande impatto politico e retorico (avrebbe poi influenza sull’entrata in guerra del 1915 e sul nazionalismo).

Storico citato: Eric Hobsbawm
Richiamato per la rappresentazione del Novecento come “secolo breve” e per il quadro delle trasformazioni radicali del secolo.

Religione e dottrina sociale: Leone XIII
Richiamato per la sua critica morale al capitalismo (Rerum Novarum) e per l’appello a un capitalismo più umano, come argomento che Giolitti usa sul piano morale ed economico.


📖 Supporting Details (tutti i nomi, date, termini, concetti e esempi citati)

  • Terminologia e definizioni:
  • Statista: politico che governa per interesse dello Stato e del bene comune, oltre i vincoli di fazione.
  • Massificazione: processo per cui la politica coinvolge masse sempre più ampie con identità collettive.
  • Riformisti vs Massimalisti: la sinistra italiana era divisa fra riformisti (moderati, graduali) e massimalisti (intransigenti, rivoluzionari; filo‑leninisti).
  • Suffragio universale maschile: legge elettorale del 1912 che estese il diritto di voto maschile (il testo della lezione sottolinea che rimaneva escluso il voto alle donne; la maggiore età era 21 anni).
  • Brigantaggio: esempio storico di problema di ordine pubblico trattato come delinquenza.
  • “Teoria dei tre errori” (di Giolitti): reprimere il socialismo con la violenza è un errore triplice: morale, economico e politico.

  • Eventi e date essenziali:

  • 1903–1914/1915: periodo centrale dell’azione giolittiana (Età Giolittiana). Giolitti aveva anche un primo breve incarico agli inizi degli anni ’90 dell’Ottocento.
  • 1911–1912: Guerra italo‑turca (Italo‑Turkish War). L’Italia conquista Tripolitania e Cirenaica (capi: Tripoli e Bengasi); dopo fasi successive questi territori saranno noti come Libia (italianizzazione e successiva amministrazione coloniale). L’invasione portò alla definizione retorica della Libia come “quarta sponda”.
  • 1912: approvazione della legge che estende il suffragio maschile (suffragio universale maschile nella pratica elettorale italiana dell’epoca) — conseguente aumento degli elettori che avvantaggia il PSI.
  • 1915: entrata in guerra dell’Italia — Giolitti voleva evitarla, prevedendo esiti e sconvolgimenti per l’Italia; tuttavia l’Italia si schiera nel conflitto (governo Salandra).
  • 1917: Rivoluzione russa (Lenin) — punto di riferimento per i massimalisti italiani.
  • 1921: scissione a sinistra con la nascita del Partito Comunista Italiano (PCI) a seguito del congresso di Livorno e della separazione dei massimalisti (evento richiamato nella lezione come sviluppo futuro).

  • Esempi e analogie usate dall’insegnante:

  • Analogia scolastica: negare la parola a una parte della classe è un’ingiustizia e genera contestazione — paragonata alla repressione politica dei socialisti.
  • Esempio economico: sfruttamento operaio → odio di classe → sabotaggi, scioperi, calo della produzione; conseguenze pratiche per gli industriali che reprimono violentemente.
  • Riferimento a Leone XIII: confronto fra approccio moralista/cristiano alla giustizia sociale e l’approccio pragmatico‑economico di Giolitti.

  • Motivazioni delle scelte politiche e motivi del fallimento:

  • Giolitti tenta la coalizione liberale‑socialista (maggioranza parlamentare di centro) per portare riforme graduali e integrare i socialisti nelle istituzioni; l’obiettivo è disinnescare la rivoluzione.
  • Il leader socialista Filippo Turati rifiuta di entrare in un governo di coalizione per evitare la scissione interna con la componente massimalista; Turati teme che l’accordo con i liberali porti i rivoluzionari a staccarsi (e infatti nel 1921 si costituirà il PCI).
  • Giolitti sottovaluta la forza dei massimalisti e sopravvaluta il potere del riformismo: la sua linea di integrazione non riesce a impedire la radicalizzazione di parte del movimento operaio.
  • La repressione violenta da parte di governi e forze conservatrici (repressiva sulla destra reazionaria) è vista da Giolitti come un errore — poiché moralmente ingiusta, economicamente controproducente e politicamente radicalizzante (capovolgimento della relazione causa/effetto: non è che il socialismo è naturalmente violento; è la repressione che spinge le masse alla violenza).
  • La Prima guerra mondiale e il dopoguerra accentuano le contraddizioni e le passioni politiche (esito: scontro aperto fra “rossi” e “neri” e la vittoria dell’estremismo nero/fascista).

  • Retorica e mobilitazione popolare nella guerra di Libia:

  • I partiti e gli intellettuali della sinistra (alcuni poeti e intellettuali come Giovanni Pascoli) supportarono la guerra in Libia con slogan popolari; Pascoli pronunciò il famoso verso/slogan «La grande proletaria si è mossa» (discorso pubblico a Barga; residenza di Pascoli: Castelvecchio di Barga).
  • Le spinte coloniali furono motivate anche da questioni demografiche e sociali (fornire terra e sbocchi ai contadini poveri) e dalla retorica nazionalista che presentava la Libia come “quarta sponda” del Mare Mediterraneo.

  • Termini storici e politico‑sociali citati o impliciti:

  • Irredentismo/nazionalismo, antisemitismo razzista (segno di un estremismo di destra in ascesa), odio di classe (termine marxiano per la conflittualità borghesia‑proletariato), populismo demagogico (leader che conquistano masse in modo plebiscitario).

🧩 Connections & Consequences

  1. Come il tema si inserisce nel contesto più ampio:
  2. L’esperienza giolittiana è chiave per comprendere la transizione dalla politica delle élite ottocentesche alla politica di massa del Novecento. Giolitti incarna il tentativo di adattare un liberalismo parlamentare tradizionale alle nuove condizioni sociali (classe operaia organizzata, masse urbane, nuovi movimenti politici).
  3. L’insuccesso della sua strategia illustra perché la democrazia liberale ottocentesca fatica a contenere sia il socialismo rivoluzionario sia il nazionalismo autoritario del primo Novecento.

  4. Perché è importante per studi successivi:

  5. Le scelte e i limiti di Giolitti preparano il terreno per capire la crisi post‑1918: l’esplosione dei conflitti sociali, la scena degli squadristi e la nascita del fascismo, e la scissione del movimento socialista con la formazione del PCI.
  6. Le politiche di allargamento del suffragio e le riforme parziali spiegano cambiamenti elettorali che renderanno più forte la sinistra, contribuendo al conflitto sociopolitico del dopoguerra.

  7. Collegamenti interdisciplinari e riferimenti:

  8. Collegamento con filosofia politica: confronto Kant — Marx citato come sfondo del dibattito su ordine/rivoluzione e sul rapporto fra giustizia e trasformazione sociale.
  9. Letteratura e retorica pubblica: ruolo degli intellettuali (Pascoli, D’Annunzio) nel condizionare opinione pubblica e politica.
  10. Storia coloniale: Italo‑Turkish War (1911–1912) come evento di espansione coloniale italiana e suo impatto demografico e ideologico.

Osservazioni conclusive e note critiche del docente (esplicite nella lezione): Giolitti aveva una visione lucida e moralmente motivata del problema della democrazia italiana: riteneva che l’integrazione e le riforme graduali fossero la via per evitare la rivoluzione o la reazione autoritaria. Tuttavia, la politica è pratica e condizionata dagli eventi: Giolitti sottovalutò la radicalità di certi movimenti e non poté fermare il corso degli eventi (guerra, rivoluzione russa, ascesa dei movimenti di massa). La lezione sottolinea anche un principio metodologico dello storico: evitare il condizionale (“se”) come spiegazione storica privilegiata; cioè, la storia va ricostruita su ciò che è avvenuto, non su ciò che sarebbe potuto avvenire.